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“Coltivare la ripresa” puntando sulla qualità dei prodotti

L’agricoltura campana e del Mezzogiorno potrà “coltivare la ripresa” a patto di scommettere su qualità dei prodotti, aggregazione delle imprese e innovazione di processo e di prodotto. E la Campania, che nella programmazione comunitaria 2007/2013 ha prodotto investimenti in ricerca e innovazione in agricoltura finanziata dal Programma di sviluppo rurale per oltre 22 milioni di euro, può candidarsi a un ruolo guida in questo segmento decisivo per lo sviluppo rurale.

 

È questo il messaggio che viene dal convegno conclusivo della XI edizione di Fiera Agricola, “Il Futuro in Campo con la Ricerca e gli strumenti finanziari: contratti di rete, credito d’imposta e Psr Campania 2014 - 2020” tenutosi oggi all’A1Expo.

Sono intervenuti, tra gli altri, Emiddio De Franciscis, responsabile della misura 16 per del Psr Campania 2014 – 2020, Luigi Frusciante, docente del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, Corrado Martinangelo, collaboratore del ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina.

Dopo i saluti del presidente della Federazione degli ordini dei dottori Agronomi e Forestali della Campania, Giuseppe Maccariello, ha preso la parola De Franciscis, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania  che ha relazionato su “Psr Campania, dalla misura 124 alla misura 16 della nuova programmazione per la ricerca e l’innovazione: il ruolo del partenariato tra enti di ricerca ed imprese agricole nel trasferimento tecnologico e di saperi”.

De Franciscis ha illustrato i risultati della misura 124 del Psr 2007 /2013 che fanno della Campania una regione leader nella capacità di utilizzo di questo strumento. Sono stati infatti ben 99 i progetti approvati per 27,6 milioni di euro di finanziamenti pubblici accordati, 22 dei quali effettivamente liquidati.

Risorse che hanno finanziato progetti di ricerca – in tutte le filiere produttive della Campania - per implementare innovazioni di prodotto (13%), innovazioni di processo (43%) e miste (14%) e altre forme di miglioramento della conduzione delle aziende agricole non altrimenti classificabili. Il tutto coinvolgendo in ogni associazione temporanea di imprese enti di ricerca, spesso in posizione di capofila, imprese agricole e aziende di trasformazione. Con la nuova programmazione la misura 16.1 azione 1 offrirà un contribuito fino a 50mila euro per la formazione dei Gruppi operativi, la nuova formula del partenariato per l’innovazione, dove non sarà necessaria la presenza degli enti di ricerca. “Formato il Gruppo operativo, questo potrà finanziare il suo progetto innovativo con la misura 16.1 azione 2, che prevede due tipologie distinte di intervento. – ha spiegato De Franciscis - Per progetti a valenza strategica – tipologia a) -  sono ammessi fino a 60 mesi di tempo per la sperimentazione ed un finanziamento al 100% di molti dei costi fino a un milione di euro. Per i progetti che prevedono innovazioni su aspetti produttivi di una filiera più circoscritti, invece, sono previsti finanziamenti pubblici fino al 100% di molti dei costi ammessi per un massimo di 500mila euro e 36 mesi di durata”.

Il professor Luigi Frusciante, del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Federico II di Napoli  ha relazionato su “Il contributo della ricerca allo sviluppo delle imprese agricole nel quadro delle criticità della vecchia programmazione”. Frusciante ha messo in evidenza due case history. Una nella filiera vitivinicola – che ha visto lo sviluppo di metodi genetici per l’individuazione dell’utilizzo delle uve autoctone e per lo sviluppo di lieviti locali per la produzione di spumante con metodo classico. L’altra orientata alla lotta e al controllo biologico di cidia e balanino, insetti che riducono la produttività dei castagneti. Al termine del suo intervento ha segnalato le disfunzioni applicative della misura 124 del vecchio Psr, che portava ad un’eccessiva responsabilità contrabile degli enti capofila, a un aggravio di formalità nella rendicontazione della spesa e un eccesso di rigidità nella programmazione della spesa. Tutti aspetti che dovrebbero essere superati con la misura 16 della nuova programmazione.

È seguito l’intervento di Domenico Bovienzo, dottore agronomo e presidente dell’associazione Campania Sativa, sodalizio impegnato nell’assistenza alla progettazione di nuove imprese agricole e di trasformazione che operano nella nuova filiera della canapa da fibra, che con le nuove tecnologie e la domanda di nuovi prodotto salutistici e nutraceutici alimenta una filiera food oriented inedita: dall’olio di canapa per celiaci, alla pasta fino alla birra e alla mozzarella aromatizzate con i semi di questa pianta. “E da quest’anno in Campania si torna a coltivare canapa – ha affermato Bovienzo -  sono state messe a dimora piantagioni per 100 ettari”. Un esempio di innovazione di prodotto che può essere incentivato “Anche mediante una forma di aiuto a superficie, come già avviene in Emilia Romagna, che riconosce ad i canapicoltori 6000 euro/ettaro”, ha sottolineato Bovienzo.

Conclusioni affidate a Corrado Martinangelo, collaboratore del ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, che ha relazionato su “Il nuovo partenariato con i contratti di rete e il credito di imposta per finanziare la ricerca applicata ed il trasferimento tecnologico a favore delle imprese agricole”.

 Martinangelo ha sottolineato come “L’agricoltura meridionale e della Campania vince la scommessa del mercato se punta su qualità dei prodotti, aggregazione delle imprese e innovazione di prodotto e di processo”. Sulla qualità dei prodotti agroalimentari della Campania Martinangelo ha sottolineato: “Non è certo quella che ci manca”, citando i casi della Mozzarella di bufala campana Dop e altre filiere di successo. “Occorre invece usare tutti gli strumenti per finanziare l’innovazione – ha affermato il collaboratore del ministro – in vista di una diversificazione di prodotto che consenta alle imprese di cogliere tutte le occasioni di crescita del valore aggiunto aziendale che vengono dal mercato.”

Martinangelo ha evidenziato l’esigenza di snellire le procedure del Psr Campania per poter consentire “Ad un giovane che si candidi al premio per il primo insediamento di poter simultaneamente presentare anche la domanda di contributo sulle misure ad investimento e quella di partecipazione alla misura 16 per l’innovazione”. Ma è anche necessario accompagnare “Sul mercato con la misura 16.1 azione 2 tutti i partenariati che hanno sortito risultati con la misura 124 della vecchia programmazione”.

 Gli strumenti per finanziare l’innovazione di prodotto e di processo hanno bisogno di imprese forti o che si aggregano intorno ad un progetto “Come ad esempio con i contratti di rete – ha spiegato Martinangelo - che consentono alle imprese di mettere in comune un obiettivo e di perseguirlo insieme”. Mediante il contratto di rete le imprese possono non solo accedere alla misura 16.1 azione 2 del Psr Campania 2014 – 2020, “Ma anche al credito d’imposta al 40% sull’innovazione o sull’e-commerce, potendo sfruttare le premialità previste dal Psr”. Attraverso questa forma di integrazione tra più strumenti è possibile perseguire politiche di sviluppo che per essere più forti hanno bisogno di strumenti più raffinati. Per Martinangelo “è essenziale riscrivere la misura 16 in Campania lì dove prevede gli investimenti sulle filiere”. Ma occorre  avere anche una visione e una strategia nazionali: “La Campania – ha affermato Martinangelo – è regione leader nella ricerca in agricoltura e può diventare regione capofila nel Masterplan per l’innovazione al Sud che sarà coordinato dal Crea”. Ultimo aspetto, le filiere interregionali: “Occorre costruire grandi marchi – ha concluso Martinangelo – che fondino la loro forza su contratti di filiera interregionali, come quella bufalina, che abbiano la missione di rendere più forti tutte le aziende dei territori interessati”.

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